Cancro, Psicoterapia e Yoga (1)

11 dicembre 2012

Uno dei primi lavori a carattere psicoanalitico di una certa consistenza e che presenta un buon livello di congruenza scientifica, per quel periodo, è lo studio di Elida Evans, psicologo analista junghiano, “Uno studio psicologico del cancro” (1926). Tale studio di oltre 85 anni fa presentava diverse ingenuità metodologiche, ma allo stesso momento, erano presenti alcuni intuizioni sui rapporti tra psiche e corpo, che sono stati recentementi confermati da diversi studi sui biomarkers relativi agli stati infiammatori di livello cellulare.

Un momento di meditazione

Uno degli studi più interessanti delle reciproche influenze sul tono dell’umore e gli effetti che tali modifiche hanno a livello stabile sul sistema immunitario ed endocrinologico è stato pubblicato in un interessante articolo di Kiecolt-Glaser J.K., Christian L..

Lo studio, edito dall’American Psychosomatic Society nel 2010, presenta una ricerca sul ruolo e le relazioni che intercorrono tra lo stress, la predisposizione alle infiammazioni di tipo acuto/cronico e la pratica continuativa della disciplina della yoga.

Lo studio raccoglie molte delle eredità che diversi studi precedenti hanno messo in luce. Alcune molecole proteiche, le citochine, secrete da alcune cellule, hanno infatti la capacità di influenzare in maniera consistente la differenziazione cellulare, la loro crescita e persino la loro morte, sia nei confronti di altre cellule locali adiacenti, sia, addirittura, nei confronti di loro stesse.

Sembra che le citochine abbiano un ruolo importante in malattie come il diabete di II° tipo, l’artrite, osteoperosi, l’Alzheimer, e le patologie parodontali (2) (3).

Le citochine prodotte nel sistema immunitario sono meglio conosciute come linfochine o interleuchine (IL) (TNF-α), e di proteine C-reattive (CRP). I grassi, le cellule adipose (adipociti), sono in grado di produrre citochine, nell’ordine di IL-6 e TNF-α fino una percentuale relativa del 30% sul totale (6).

l’azione delle citochine in una ricostruzione al computer

L’infiammazione è una risposta protettiva da parte del sistema immunitario che richiede scambio di informazioni tra diverse classi di cellule del sitema immunitario per coordinare le loro attività. L’infiammazione acuta è una parte importante della risposta immunitaria ma una infiammazione cronica può portare alla distruzione dei tessuti in malattie autoimmuni e in alcuni casi anche in malattie neurodegenerative e cardiovascolari (6).
La citochina è una proteina che viene secreta per fornire segnali tra cellule del sistema immunitario e la risposta infiammatoria. Alcune citochine come le interleuchine-6 (IL-6) e i fattori di necrosi tumorali (TNF)  agiscono in senso ampio provocando risposte infiammatorie mentre altre agiscono su specifiche cellule del sistema immunitario.

Il processo d’infiammazione delle zone interessate è ed è rimasto uno dei più importanti predittori rispetto all’avanzamento, la proliferazione, l’angiogenesi e le metastasi di cellule tumorali (4).

I macrofagi e altre cellule fagocitarie forniscono una prima linea di difesa contro le infezioni batteriche.
I macrofagi stimolano la risposta infiammatoria dei neutrofili, fibroblasti e cellule endoteliali di fronte a un’infezione, secernendo IL-1 e TNF. Queste proteine causano febbre attraverso l’alterazione dei centri termoregolatori del corpo situati nell’ipotalamo.
Fibroblasti e cellule endoteliali rispondono a IL-1 e TNF innnescando a loro volta altre cellule del sistema immunitario nella zona dell’infiammazione.
La secrezione di IL-8 – che sono un tipo di chemochina -  attraggono i neutrofili nella zona dell’infezione. I macrofagi presentano l’antigene alle cellule linfocita T-helper che giocano un ruolo centrale nel coordinamento delle risposte immunitarie.
Le cellule T helper inducono una riproduzione delle cellule linfocita T che rispondono all’antigene tramite la mediazione delle IL-2 rispetto alla loro attivazione e alla loro proliferazione.
La proteina TGF-β è un regolatore negativo della proliferazione di molte cellule e presenta un’agente antiinfiammatoria in alcune situazioni.

L’attività citotossica delle cellule natural killer (NK) e le cellule killer attivate da linfochine (cellule LAKlymphokine activated killer) verso cellule virali o tumorali è stimolata da IL-2 e da altre citochine.

Rimane confermato a livello di ricerca che un comportamento legato ad una regolare attività fisica influenzi lo stato di salute dell’individuo. Le persone che si descrivono come fisicamente attive, contrapposte a quelle che si percepiscono come sedentarie, possiedono biomarkers pro-infiammatori di livello inferiore. Tale correlazione è stata scientificamente provata rispetto ai processi infiammatori e alla tendenza all”infiammazione cronica caratterizzata da uno stato di obesità dell’individuo. L’anello di collegamento sembra proprio essere l’associazione con elevati livelli di IL-6, TNF-α e di CRP.

La correlazione tra uno stato di idoneità fisica autopercepita e bassi markers pro-infiammatori è prevalente rispetto a fattori di rischio come l’età dell’individuo, l’essere un fumatore, essere obeso e l’assunzione di farmaci.

Oltre all’esercizio fisico e all’obesità è stato notato che addirittura bassi livelli sintomatici di ansia e di depressione possono innalzare la produzione di citochine proinfiammatorie, così come la presenza di stressors , una momentanea crescita dei livelli di citochina proinfiammatorie.

L’interleuchina-10 (IL-10) nella famiglia della citochina, è considerata il fattore che inibisce, a livello di biologia molecolare, la produzione di macrofagi e di ulteriore citochina.

L’aumento di citochine pro-infiammatorie seguito da un momentaneo sforzo fisico è presente anche rispetto ad altri fattori di stress quali, ad esempio, una moderata presenza di livelli di ansia e depressione. La differenza significativa sta nel fatto che mentre entrambe aumentano in maniera significativa la produzione di IL-6, uno stress di tipo psicologico cronicamente attivo non abbassa il livelli di IL-6 nello stato di riposo successivo all’allenamento fisico.

Questo tipo di risposta endocrina si presenta anche tra i praticanti di yoga diversificati in esperti e novizi a cui sono stati misurati i livelli di IL-6 ; i praticanti di yoga novizi presentevano un livello di IL-6 superiore del 41% rispetto ai praticanti esperti, misurati in condizioni controllate. Inoltre la possibilità che un novizio avesse una presenza di livelli misurabili di CRP erano 4.75 volte superiore a quella di un esperto.

E’ possibile ipotizzare che certi pattern neuronali o di pensiero possano condurre o addirittura esaltare la somatizzazione di una patologia tumorale. Allo stesso modo è possibile pensare che cambiare un’abitudine sia correlato con un diverso modo di pensare.
Su questo presupposto le terapie della mente possono essere un elemento che può contribuire alla cura del cancro.

Uno dei disturbi psicologici che suggerisce una correlazione significativa tra alcune condizioni patologiche di natura psicosomatica è l’alessitimia. L’alessitimia è considerato una patologia che impedisce di identificare i sentimenti propri e altrui, rendendo il soggetto incapace di descrivere i sentimenti che si provano in alcune situazioni a forte impatto emotivo. Ad essa sono correlate  l’ipertensione (49), il disturbo d’ansia (50), la dispepsia (disturbi dell’apparato digerente) (51).

Senza entrare in presupposti epistemologici ci accontentiamo di ricordare che Siegel ha citato cinque fattori, evidenziati dal Dr. Kenneth Pelletier, che sono tipici del paziente malato di cancro che sopravvive di fronte alle difficoltà:

  1. Un cambiamento del nucleo profondo attraverso la meditazione, la preghiera o altre pratiche spirituali.
  2. Un cambiamento importante a livello interpersonale, in cui le relazioni con altre persone si basano su presupposti solidi.
  3. Cambiamenti nella dieta. Queste persone non danno più per scontato l’esistenza del cibo. Scelgono attentamente il loro cibo per una nutri

[continua]

- Bibliografia generale (link a)

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